Una rete di “sentinelle” contro molestie e violenze: parte da Messina il progetto NOTTE libera TUTTE

Non una semplice campagna di sensibilizzazione, ma una rete di persone preparate a riconoscere una situazione di rischio e ad attivare un percorso di aiuto. È questa l’anima di NOTTE libera TUTTE, il progetto presentato questa mattina nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, con cui Messina si candida a diventare un modello nazionale nella prevenzione delle molestie e della violenza negli spazi pubblici, soprattutto nelle ore serali e notturne.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Comune di Messina, ATM, Messina Social City, Camera di Commercio, Road 50% e Caronte & Tourist e punta a costruire una rete diffusa di operatori formati, capaci di riconoscere situazioni di vulnerabilità e intervenire seguendo un protocollo condiviso.

Ad aprire la conferenza è stato il sindaco Federico Basile, che ha sottolineato come una città debba poter essere vissuta pienamente in ogni momento della giornata. Per farlo, ha spiegato, occorre investire anche sulla prevenzione, creando una rete di prossimità in grado di intercettare tempestivamente situazioni potenzialmente pericolose. Da qui la scelta di mettere insieme istituzioni, associazioni, aziende e realtà economiche già impegnate sul territorio, affinché ciascuno possa fare la propria parte.

L’assessora alle Pari Opportunità Liana Cannata ha evidenziato come il progetto rappresenti un percorso concreto di promozione della cultura del rispetto. Il primo passo è stato quello di formare il personale di ATM e di Messina Social City, trasformando autisti e operatori in punti di riferimento per chi dovesse trovarsi in una situazione di difficoltà. Un modello destinato ad allargarsi anche agli operatori della movida, grazie al coinvolgimento della Camera di Commercio.

Nel dettaglio dell’iniziativa è entrata Arianna Vignetti, presidente di Road 50%, illustrando il lavoro svolto negli ultimi mesi. «Le molestie e la violenza di genere non sono un problema individuale, ma un fenomeno strutturale», ha spiegato, sottolineando come la prevenzione passi prima di tutto dalla formazione.

Sono stati formati 286 operatori di ATM, 50 autisti di Messina Social City e altro personale aziendale, per un totale di quasi 400 persone. Il percorso, realizzato con il coinvolgimento dei centri antiviolenza del territorio, ha fornito strumenti concreti per riconoscere situazioni di rischio, accogliere una richiesta di aiuto e attivare il protocollo previsto.

Dai questionari somministrati ai partecipanti è emerso un dato significativo: il 62% non aveva mai ricevuto una formazione specifica su questi temi. Al termine del percorso, invece, la quasi totalità ha dichiarato di sentirsi più preparata a intervenire e a gestire situazioni di molestia o violenza.

«L’obiettivo – è stato spiegato – non è sostituirsi alle forze dell’ordine, ma creare una rete di sentinelle diffuse sul territorio». Autisti, controllori e operatori diventano così figure riconoscibili, in grado di offrire un primo supporto e attivare rapidamente la rete di aiuto.

L’amministratore unico di ATM, Pietro Cami, ha rimarcato come il trasporto pubblico rappresenti ogni giorno un presidio di prossimità, evidenziando il valore della formazione nel rendere il personale ancora più consapevole del proprio ruolo al servizio della comunità.

La segretaria generale della Camera di Commercio, Paola Sabella, ha confermato il coinvolgimento delle attività economiche, chiamate ad aderire al progetto affinché la rete possa estendersi anche ai locali e agli esercizi commerciali della città.

Per Caronte & Tourist, Piera Calderone, Diversity & Disability Manager del Gruppo, ha ribadito l’importanza del contributo delle imprese nella diffusione di una cultura fondata sul rispetto, sull’inclusione e sulla responsabilità sociale.

A rendere riconoscibile questa rete sarà anche un adesivo che verrà esposto dalle attività aderenti. Non un semplice simbolo, ma un segno immediatamente identificabile per chi dovesse trovarsi in difficoltà: indicherà un luogo in cui il personale è stato formato, sa come accogliere una richiesta di aiuto e conosce il protocollo da attivare. Un piccolo adesivo che racchiude un messaggio preciso: in quel luogo nessuno viene lasciato solo.

Perché la sicurezza non si costruisce soltanto con telecamere e controlli, ma anche con una comunità capace di riconoscere un problema, intervenire e tendere una mano.

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